Questa sezione non vuole essere un ricettario ma riportare la semplice cucina besatese legandola alle tradizioni.

Le terre in Besate erano e sono tuttora molto fertili, essendo irrigate da una rete ben distribuita di rogge e di fossi le cui acque arrivano dal Naviglio o dai fontanili. La cucina familiare prendeva quasi tutto dalla terra e lo utilizzava.

Dalla raccolta delle ghiande tostate si ricavava un surrogato del caffè, dalla sapienza contadina la coltura della colza ricavava olio, il famoso olio di “Raviss”.

La “marietta fresca”, che intruglio indiavolato.

Fino al 1800 anche a Besate ci furono dei vigneti e si coltivava un certo tipo di vite: la vernazza per produrre il vino. Fra i tanti, uno era famoso: il Vignolo attiguo alla Casa Ducale, ancora oggi conosciuto con questo nome.

In seguito, le viti si coltivarono soltanto sui dossi a terreno sabbioso,come appunto il Sabbione, e si coltivava l’uva americana.

La marietta fresca, ricetta rapida, rapida che aveva il sapore dei secoli e della povertà. Era un capolavoro della povera gente, della sapienza contadina. Era un specie di intruglio di vinello, di aceto, di zucchero, di mollica di pane, “indiavolato”, perché era corroborante, dissetante, sembrava inventato apposta per “tirare su”. E mentre i cosiddetti “terrieri” potevano permettersi anche il mamertino, i contadini gustavano e assaporavano la loro “marietta fresca”!!!

I formaggi

Besate aveva molte stalle ed esistevano una serie di caseifici che provvedevano alla lavorazione del latte e ritiravano il latte anche dai piccoli allevatori (plandon) che avevano 2- 3 mucche. Si ricordano Ambrosiani, Carena, Combi, Gelmini tuttora attivo e specializzato nel gorgonzola, qualcuno aveva abbinato la latteria per la vendita del latte e del gelato, altri con lo scarto del latte allevavano maiali. La produzione riguardava in gran parte il grana padano, il taleggio e il gorgonzola. Presso i caseifici si poteva acquistare il latte per la famiglia (allora considerato bene primario) oppure i formaggi. Con le disponibilità economiche limitate andava la “raspadura” prodotto di scarto del grana padano e il gorgonzola disponibile nella versione dolce o piccante.